La morte di Virgilio e il suo addio al mondo
Nel 19 a.C., il grande poeta latino Publio Virgilio Marone lasciò questo mondo, portando con sé la voce di un’epoca. Morì il 22 settembre, durante un viaggio di ritorno dalla Grecia, probabilmente per malattia. Aveva solo 50 anni, ma aveva già scritto opere che avrebbero segnato per sempre la letteratura: le Bucoliche, le Georgiche e soprattutto l’Eneide, il poema epico che celebrava le origini di Roma e la stirpe di Augusto.
Nonostante avesse chiesto di distruggere il manoscritto dell’Eneide prima di morire – forse per insoddisfazione o modestia – Augusto si oppose e ne ordinò la conservazione e la pubblicazione. Una decisione che ha permesso a generazioni di lettori di immergersi nelle gesta di Enea, fondatore leggendario della stirpe romana.
Il corpo di Virgilio fu trasportato a Napoli, città che aveva amato profondamente e dove aveva vissuto gran parte della sua vita. Fu sepolto lungo la via di Pozzuoli, in un luogo che nel tempo divenne meta di pellegrinaggio letterario. Ancora oggi, la cosiddetta "Tomba di Virgilio" è un simbolo della profonda connessione tra il poeta e la città partenopea.
Virgilio non fu solo un poeta: fu profeta, maestro, guida. Dante lo scelse come proprio accompagnatore nell’Inferno, segno della sua autorità morale e intellettuale. Morì in silenzio, ma la sua voce non si è mai spenta. Ogni volta che si apre un libro delle sue opere, è come se tornasse a parlare – con calma, con forza, con verità.
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