Le ferie di un prete: riposo senza staccare dal sacro
Quando si pensa alla vita di un prete, spesso viene in mente un’esistenza sempre al servizio degli altri, vicina alle persone in ogni momento. Ed è proprio così. Il sacerdote, infatti, non ha ferie nel senso comune del termine. Non perché sia obbligato a un lavoro senza pause, ma perché la sua vocazione è una scelta di vita totale, che non si spegne mai.
Non si tratta di una professione, ma di una chiamata che permea ogni giornata, ogni ora. Questo non significa che i sacerdoti non si riposino mai: anzi, possono e devono prendersi del tempo per ricaricarsi, pregare, curare la salute o stare con la famiglia. Ma anche in quei momenti, la loro identità di ministri non viene meno. Non “staccano” come si fa con un interruttore. Sono sempre prete, non per dovere, ma per dono.
Il riposo, per un sacerdote, non è una fuga dal ministero, ma un modo per rinnovarsi nello spirito. Spesso questi periodi vengono chiamati “ferie spirituale” o “ritiri”, momenti in cui, lontano dalle parrocchie affollate, possono dedicarsi alla preghiera, alla lettura e alla riflessione.
Insomma, non esiste un calendario di ferie come in un ufficio, ma c’è un ritmo di vita che unisce impegno e silenzio, presenza e ascolto. Il prete non va “in pensione” dalla sua missione, nemmeno d’estate. Perché, come si dice, il cuore di un sacerdote batte per Dio e per il popolo, ogni giorno dell’anno.
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