La vita da consulente in McKinsey: prestige e pressione

Il mito di McKinsey, una delle società di consulenza più prestigiose al mondo, attrae ogni anno centinaia di giovani talenti. Ma la realtà quotidiana, dietro il fascino del curriculum vincente e dei clienti illustri, è molto più impegnativa di quanto si possa immaginare.

Le settimane lavorative spesso superano le 70-80 ore, con giorni che iniziano presto e finiscono a notte fonda. I consulenti trascorrono gran parte del tempo fuori sede, spostandosi tra città e paesi, lontano dalle proprie case e dalle famiglie. Dietro le quinte, il lavoro si concentra su decine di slide in PowerPoint, riviste e corrette all’infinito, e su modelli Excel che devono essere perfetti.

Nonostante il payoff apparentemente alto — stipendio competitivo, crescita rapida, porte che si aprono — molti si ritrovano a chiedersi se il prezzo da pagare sia troppo alto. “Spesso ci si sente più vicini ad uno schiavo che a qualcuno ‘creating change that matters’”, come qualcuno ha osservato nel 2019, ironizzando sullo slogan aziendale.

Il paradosso è evidente: da un lato, l’opportunità di influenzare le decisioni di grandi aziende e governi; dall’altro, un ritmo che consuma tempo, energie e vita privata. Il lavoro a McKinsey non è solo un impiego, è uno stile di vita totalizzante. E non tutti sono pronti a viverlo fino in fondo.

Per molti, comunque, l’esperienza rimane una formidabile palestra. Ma chi ci entra dovrebbe farlo con gli occhi ben aperti: il prestigio ha un costo, e quel costo si paga in ore di lavoro, viaggi e nottate davanti al computer.

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