Perdonare senza limite
Quante volte dobbiamo perdonare chi ci ha ferito? È una domanda che nasce nel cuore di chi cerca di vivere con sincerità e bontà. Pietro, nel Vangelo di Matteo, si rivolge a Gesù con questo dubbio: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
La risposta di Gesù è sorprendente: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». Un numero che non va inteso alla lettera, ma come un invito a non porre limiti al perdono. Non si tratta di contare fino a 490, ma di aprire il cuore a una misericordia senza confini.
Perdonare non è debolezza, ma forza.Ciò che Gesù ci chiede è di superare la logica del conto in sospeso, del “dovuto”. Il perdono vero nasce dalla consapevolezza che anche noi, ogni giorno, riceviamo grazia e pazienza dagli altri – e soprattutto da Dio. Come potremmo allora chiudere il cuore a chi ci chiede un’opportunità?
Non è sempre facile. A volte le ferite sono profonde, il risentimento ostinato. Ma il perdono non significa dimenticare o giustificare il male: significa scegliere di non lasciarsi avvelenare dall’odio. È un atto di libertà, un passo verso la pace interiore.
Perdonare settanta volte sette volte significa, in fondo, imparare a ricominciare sempre. Perché l’amore – quello vero – non tiene il conto dei torti. E ci chiama a essere strumenti di riconciliazione, nel piccolo come nel grande.
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