Quanti chilometri per avere diritto alla trasferta?

Un lavoratore ha diritto al rimborso trasferta quando viene inviato a svolgere la propria attività fuori dalla sua ordinaria sede di lavoro, e la distanza supera i 10 chilometri dalla propria dimora abituale. È quanto stabilito dall’articolo 41 del relativo trattamento, che chiarisce chiaramente le condizioni per l’applicabilità del rimborso.

Non si tratta semplicemente di una distanza geografica: è il cambiamento del luogo di lavoro a fare la differenza. Se un dipendente, per esempio, viene inviato in un cantiere, in un’altra città o anche solo in una zona periferica rispetto alla sede principale, e il tragitto supera i 10 km, allora matura il diritto al trattamento di trasferta. Questo include spesso il rimborso delle spese di viaggio, pasti e talvolta anche un contributo per l’eventuale pernottamento.

È importante notare che la normativa non si applica a chi si sposta abitualmente per lavoro, come i rappresentanti o i tecnici di manutenzione, ma a chi è comandato temporaneamente in una località diversa rispetto a quella di servizio ordinaria. In questi casi, il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire le tutele previste.

Il limite dei 10 chilometri serve a evitare applicazioni eccessive della norma, riservandola a spostamenti effettivamente significativi. Tuttavia, ogni azienda può avere dei criteri più favorevoli rispetto a quanto previsto dal minimo contrattuale.

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