Il Lavoro Nero in Italia: Un'economia Sommersa da 77,8 Miliardi

Nel cuore dell’economia italiana batte un’altra realtà, silenziosa ma consistente: quella del lavoro nero. Nonostante gli sforzi delle istituzioni per contrastarla, l’economia sommersa continua a rappresentare una presenza significativa. Secondo un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, basata sui dati Istat del 2019, il lavoro in nero genera ogni anno un valore aggiunto di 77,8 miliardi di euro.

Cifra impressionante, che equivale a quasi il 5% del Pil nazionale. Questo significa che una fetta non trascurabile dell’attività economica del Paese sfugge al fisco, ai contributi e alle tutele legali. Il fenomeno non riguarda solo i settori tradizionalmente più esposti, come edilizia, agricoltura o servizi alla persona, ma si insinua in molte pieghe del mercato del lavoro, soprattutto al Sud, dove l’evasione è più diffusa.

La Cgia di Mestre sottolinea come, nonostante i provvedimenti degli ultimi anni – dagli incentivi per le assunzioni alle sanzioni più severe – il fenomeno resti radicato. Spesso, dietro il lavoro nero, ci sono difficoltà economiche, precarietà e una domanda di occupazione che non trova risposte nel mercato regolare. Ma ci sono anche chi, pur potendolo fare, sceglie di restare nell’ombra per evitare tasse e burocrazia.

Il risultato? Una concorrenza sleale per le imprese oneste e un danno per lo Stato, che perde risorse preziose per finanziare scuola, sanità e welfare. Combattere il fenomeno non è solo questione di controlli, ma di politiche sociali ed economiche che rendano più conveniente – e più sicuro – lavorare alla luce del sole.

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