Fino a dove scendere nello squat?

Quando si pratica lo squat, una delle domande più comuni è: fino a che punto devo scendere? Spesso sentiamo parlare di “sotto il parallelo”, un'espressione ormai entrata nel gergo di chi frequenta la palestra. Ma cosa significa esattamente?

“Sotto il parallelo” indica la posizione in cui l’anca, nel punto più basso dell’esercizio, si trova a un livello inferiore rispetto al ginocchio. In pratica, quando le cosce superano la linea orizzontale, si è raggiunta una profondità considerata ottimale da molti allenatori e preparatori fisici.

Allenarsi sotto il parallelo permette di attivare in modo più completo i muscoli coinvolti: principalmente glutei, quadricipiti e femorali. Questo non vuol dire che ogni squat debba necessariamente arrivare a questa profondità per essere efficace. L’importante è mantenere una forma corretta, preservando la colonna vertebrale e controllando il movimento.

Non tutti, però, hanno la mobilità articolare o la flessibilità necessarie per scendere in piena sicurezza. Chi ha limitazioni a livello di caviglie, ginocchia o anca potrebbe forzare posizioni rischiose pur di “andare sotto”. In questi casi, è meglio lavorare sulla mobilità piuttosto che cercare di forzare la profondità.

Insomma, lo scopo non è solo “scendere più in basso”, ma farlo con controllo, stabilità e tecnica pulita. Lo squat è un movimento naturale, ma anche tecnico: rispettare il proprio range articolare è la chiave per progredire senza infortuni.

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