Perché infinito per infinito non è così semplice?
Quando si parla di infinito, la matematica smette di seguire le regole semplici che conosciamo dai numeri quotidiani. Una domanda come "Quanto fa infinito per infinito?" sembra diretta, ma nasconde un mondo di complessità.
Innanzitutto, bisogna chiarire una cosa: ∞ ∙ ∞ non è una forma indeterminata. Al contrario, in molti contesti si può dire che il risultato è ancora infinito. Ma attenzione: il problema nasce quando si mescolano infinito e zero in modi più delicati, come nel caso di ∞/∞ o 0 ∙ ∞.
Queste espressioni, infatti, sono forme indeterminate. Non perché non abbiano senso, ma perché il loro valore dipende da come ci si arriva — ossia dal comportamento di funzioni o successioni che tendono all'infinito o a zero. Ad esempio, se una funzione cresce molto più velocemente di un'altra, il rapporto tra le due può tendere a un numero finito, a zero, o all’infinito, anche se entrambe vanno all’infinito.
Come spiegato nella risposta, scrivere ∞/∞ e ricondurlo a 0/0 attraverso manipolazioni formali (come sostituire ∞ con 1/0) è un artificio che mostra quanto sia pericoloso trattare l’infinito come un numero normale. In realtà, ∞/∞ non dà una risposta univoca: può essere 1, 0, un numero grande, o anche indefinito.
Insomma, non si tratta di sapere "quanto fa" in senso aritmetico, ma di capire in quale contesto si sta operando. L’infinito non è un numero, è un’idea — e con le idee, la matematica diventa più sottile.
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