Quanto inquina il caffè?

Beviamo milioni di tazze di caffè ogni giorno, ma pochi si chiedono quale sia il suo impatto sull’ambiente. La verità è che il caffè, pur essendo una delle bevande più amate al mondo, ha un proprio costo per il pianeta.

Coltivare un chilogrammo di caffè Arabica in paesi come Brasile o Vietnam produce in media circa 15,33 chilogrammi di anidride carbonica equivalente. Un valore non trascurabile, ma che va contestualizzato.

Rispetto ad altri settori, specialmente quelli legati all’alimentazione, l’impronta carbonica del caffè è relativamente contenuta. È all’incirca la metà di quella generata dall’allevamento dei bovini per ogni chilo di prodotto. Questo non significa che sia impatto zero, ma che il caffè, se consumato con consapevolezza, può rientrare in uno stile di vita più sostenibile.

Il vero problema non è solo la coltivazione, ma anche il modo in cui il caffè viene prodotto, trasportato, preparato. Le capsule monodose, ad esempio, aggiungono rifiuti di plastica e alluminio, mentre il caffè di bassa qualità spesso nasconde condizioni di lavoro sfruttate e deforestazione.

Per ridurre l’impatto, si può scegliere un caffè proveniente da agricoltura sostenibile, certificato commercio equo o coltivato in ombra, che preserva la biodiversità. Anche il metodo di preparazione conta: una moka usa più energia di una caffettiera francese, ma molto meno di una macchina da caffè automatica.

Alla fine, quel profumato sorso mattutino ha un prezzo per il clima, ma con scelte più attente, possiamo continuare a godercelo senza sensi di colpa.

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