Quanto paga di tasse un ristorante in Italia?

Aprire un ristorante in Italia significa confrontarsi con un sistema fiscale articolato, soprattutto se si sceglie la forma della ditta individuale. In questo caso, il proprietario paga l’Irpef sul reddito netto dell’attività, calcolato dopo aver sottratto costi e spese. L’aliquota parte dal 23% per i primi 15.000 euro di imponibile, per poi salire al 27% fino ai 28.000 euro, e così via seguendo le fasce progressive previste dalla legge.

Oltre all’Irpef, c’è da considerare l’Irap, un imposta regionale sulle attività produttive che colpisce il valore della produzione netta. Attualmente, l’aliquota è del 3,75%, ma la base imponibile è diversa da quella dell’Irpef e tiene conto di fatturato, stipendi e altri parametri tecnici. Calcolarla con precisione richiede una gestione contabile accurata, spesso supportata da un commercialista.

Bisogna poi aggiungere i contributi previdenziali: chi gestisce un’attività in proprio deve versare all’Inps una quota minima obbligatoria, che incide ulteriormente sul carico fiscale. Inoltre, se il ristorante fattura, deve emettere fattura elettronica e gestire l’Iva, che per i servizi di ristorazione è al 10% (ma può variare in base a specifiche ipotesi).

Insomma, non basta una buona cucina per far quadrare i conti. Il peso fiscale su un ristorante può essere pesante, soprattutto nei primi anni. Per questo, molti imprenditori del settore valutano attentamente la forma giuridica più vantaggiosa, tra semplificata, srl o regime forfettario, quando applicabile. Una pianificazione accurata fin dall’inizio può fare la differenza tra sopravvivere o chiudere i battenti.

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