Malattia: cosa prevede il datore di lavoro?

Quando un lavoratore è assente per malattia, la retribuzione non si ferma subito. Nei primi giorni di assenza, spesso è il datore di lavoro stesso a garantire l'intero stipendio, per un periodo che varia in base al contratto collettivo o aziendale. In molti casi, questo vale per i primi 15-20 giorni.

Ma cosa succede dal 21° giorno in poi? Da quel momento entra in gioco l'INPS, che versa un'indennità pari al 66,66% della retribuzione. Tuttavia, in molti settori e aziende, il datore di lavoro ha l'obbligo contrattuale di integrare questa somma per far sì che il lavoratore riceva comunque il 100% dello stipendio. Questa integrazione è prevista da molti contratti collettivi nazionali, specialmente nel privato.

È importante però sapere che non tutti i lavoratori hanno diritto a questa integrazione. Dipende molto dal tipo di contratto, dal settore e dalle regole dell'azienda. Ad esempio, chi lavora nel pubblico spesso gode di una copertura più completa fin dai primi giorni, mentre nel privato le condizioni possono variare.

Per questo motivo, è sempre utile consultare il proprio contratto o rivolgersi alla rappresentanza sindacale per chiarire i propri diritti. In un momento delicato come quello della malattia, sapere di poter contare su un reddito quasi intero fa sicuramente la differenza.

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