Passaggio al regime contributivo: quanto si perde in pensione?
Chi passa dal regime retributivo a quello contributivo vede ridursi in modo significativo l’assegno pensionistico. Secondo i calcoli diffusi da Repubblica nel dicembre 2021, la perdita netta si attesta tra il 20 e il 35 per cento dell’importo che si sarebbe ricevuto con il vecchio sistema.
Questo calo ha un impatto concreto sul portafoglio: si parla di una riduzione complessiva tra i 20 e i 130 mila euro di reddito complessivo dal momento del pensionamento fino ai 90 anni, età media stimata per la speranza di vita in Italia. Una differenza tutt’altro che trascurabile, soprattutto per chi ha lavorato tutta la vita con l’aspettativa di una pensione adeguata all’ultimo stipendio percepito.
Il sistema contributivo, introdotto con la riforma Dini negli anni ’90 e poi esteso a gran parte dei lavoratori, calcola la pensione in base ai contributi effettivamente versati e al loro rendimento ipotetico, piuttosto che all’ultimo salario. Questo significa che chi ha avuto una carriera con retribuzioni alte negli ultimi anni – come molti dipendenti pubblici o con contratti crescenti – subisce un impatto maggiore.
Per molti lavoratori, soprattutto quelli più vicini alla pensione, il passaggio ha comportato una revisione al ribasso delle aspettative. Anche se il sistema mira a garantire sostenibilità al lungo termine, non si può ignorare il costo individuale di questa transizione. Oggi, con l’allungamento dell’aspettativa di vita e l’incertezza sul futuro dei conti pubblici, il tema resta centrale per chi pianifica il proprio futuro dopo il lavoro.
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