Il passaggio dallo stipendio alla pensione: cosa c'è da sapere

Una delle domande più frequenti quando si pensa al futuro lavorativo riguarda il momento in cui si smetterà di lavorare e l'assegno che si riceverà ogni mese. Pianificare il proprio futuro finanziario richiede infatti di fare i conti con la cosiddetta forbice previdenziale, ovvero la differenza tra l'ultimo stipendio percepito e l'importo della futura pensione.

Secondo le stime generali basate sul sistema contributivo italiano, chi riesce a completare una carriera lavorativa continuativa di circa 42 anni può contare su un tasso di sostituzione che si aggira intorno al 70% dell'ultimo stipendio. Questo significa che, a fronte di una retribuzione mensile di duemila euro, la pensione iniziale si attesterà orientativamente sui milleduecento o milleduecento cinquanta euro lordi.

Tuttavia, questa percentuale può variare in modo significativo in base a diversi fattori chiave, tra cui l'andamento della propria carriera lavorativa, eventuali periodi di interruzione e la tipologia di contratto. Per questo motivo, informarsi per tempo e valutare strumenti di previdenza complementare rappresenta una scelta strategica importante per mantenere lo stesso tenore di vita anche dopo l'uscita dal mondo del lavoro.

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