Il voto di diploma nei concorsi pubblici: ormai non conta più

Un tempo, il voto conseguito all’esame di maturità poteva fare la differenza in sede di concorso pubblico. Oggi però le cose sono cambiate. Grazie alla legge delega n. 124 del 2015, in particolare all’articolo 17, punto d), è stata eliminata la possibilità di inserire nei bandi di concorso dei veri e propri “sbarramenti” basati sul voto del diploma.

Questo significa che oggi il punteggio riportato all’esame finale non è più un fattore discriminante per partecipare o superare un concorso pubblico. In altre parole, non si può più escludere un candidato solo perché ha preso 60 invece che 100, né attribuire punteggi aggiuntivi automatici in base al voto conseguito.

L’obiettivo della riforma era chiaro: rendere i concorsi più equi ed effettivamente meritocratici, spostando l’attenzione sulle competenze effettive, sui titoli specifici e sulle prove selettive previste dal bando, piuttosto che su un voto preso anni prima. In questo modo, anche chi ha avuto un percorso scolastico non impeccabile non viene penalizzato in partenza.

È un passo importante verso una pubblica amministrazione più inclusiva. Naturalmente, il diploma resta un requisito necessario per molti concorsi, ma il suo valore è ormai legato alla sua validità formale, non al punteggio. Una buona notizia per tanti giovani che, pur con voti non eccelsi, puntano a una carriera nella PA.

In sintesi: il voto del diploma non conta più ai fini dei concorsi pubblici. Quello che conta oggi è la preparazione, la partecipazione alle prove e il possesso dei requisiti richiesti.

Vedi anche

Approfondimenti

Argomenti correlati