Nel 1762, Voltaire scrisse che la storia medievele somigliava unicamente a un'infinita serie di massacri orchestrati da tiranni e fanatici religioso-militari. Gli Illuministi vedevano nel Medioevo il punto più basso toccato dalla ragione umana: un’epoca oscurata dall’ignoranza, dalla superstizione religiosa e dal dispotismo feudale. Per i filosofi del Settecento, quei mille anni rappresentavano esattamente tutto ciò da cui la società moderna doveva disperatamente affrancarsi per progredire verso la luce della scienza.

Le radici di un livore filosofico e culturale

Per quale motivo le élite intellettuali del Diciottesimo secolo nutrivano un’ostilità cosìviscerale verso il periodo medievale? La risposta risiede nella necessità politica e culturale di creare un netto spauracchio ideologico. Dopo i secoli dell'Umanesimo e della Rivoluzione Scientifica, pensatori come Diderot, Rousseau e Montesquieu avevano bisogno di un contrasto cromatico violento per far risplendere il proprio programma di riforma sociale. Il Medioevo divenne il perfetto bersaglio polemico. Non si trattava di un’analisi storiografica neutrale o rigorosa, bensì di una precisa operazione di propaganda filosofica. I filosofi francesi ed europei proiettarono sulle strutture medievali il loro profondo disprezzo per le istituzioni del proprio tempo: la Chiesa cattolica dogmatica, la monarchia assoluta di diritto divino e i privilegi aristocratici ingiustificati. Smontare il prestigio del passato serviva a delegittimare l'Ancien Régime.

Come si costruì a tavolino il mito del "Secolo Buio"

La demolizione sistematica della reputazione medievale da parte degli illuministi seguì un percorso logico preciso e implacabile.

In primo luogo, vi fu il discredito totale della filosofia scolastica. Tommaso d'Aquino e la dialettica aristotelico-medievale vennero ridotti a ridicoli cavillismi verbali, privi di qualsiasi utilità pratica per il progresso dell'umanità. La ragione medievale, secondo gli enciclopedisti, era una ragione serva della teologia, dunque irrimediabilmente corrotta.

In secondo luogo, si operò la condanna delle strutture socio-politiche. Il sistema feudale fu descritto come un'architettura oppressiva fondata sulla servitù della gleba, sulla frammentazione del potere e sull'arbitrio dei signorotti locali. Gli illuministi identificavano nel feudo l'anti-Stato per eccellenza.

Infine, l'attacco si concentrò sul monopolio culturale ecclesiastico. I monasteri non venivano più visti come centri di preservazione del sapere classico, ma come covi di fanatismo, isteria collettiva e repressione del libero pensiero scientifico.

Il caso emblematico di Voltaire e l'Essai sur les mœurs

Un esempio emblematico di questo approccio radicale è rappresentato dal celebre saggio di Voltaire, l'Essai sur les mœurs et l'esprit des nations. In quest'opera, il filosofo di Ferney analizza la storia medievale con una verve polemica ineguagliabile, trasformando la narrazione storica in una satira tagliente. Analizzando eventi come le Crociate, Voltaire non vi scorgeva alcun ideale eroico o religioso, ma soltanto follia collettiva, avarizia camuffata da pietà e una barbarie sanguinaria che aveva impoverito l'Europa. Quando descriveva le controversie teologiche dell'VIII o del XII secolo, le riduceva a deliri fanatici di menti offuscate dalla mancanza di una fisica moderna. Questo sguardo, seppur parziale e volutamente ingiusto verso le reali complessità dell'epoca, servì a cementare nell'immaginario collettivo occidentale l'equazione indelebile tra Medioevo e oscurantismo.

Cosa dicono gli esperti

Gli storici contemporanei concordano nel ritenere che la visione illuminista del Medioevo fosse fortemente condizionata da esigenze ideologiche e polemiche. Gli intellettuali del Settecento, impegnati nella battaglia contro l'assolutismo monarchico e il potere dogmatico della Chiesa, utilizzarono l'epoca medievale come un comodo termine di confronto negativo. In questo contesto, l'immagine dei "secoli bui" serviva a risaltare la luce della ragione e del progresso portati dal nuovo pensiero filosofico.

Tuttavia, la storiografia moderna ha ampiamente ridimensionato questo giudizio drastico. Studiosi come Jacques Le Goff hanno dimostrato che il Medioevo fu un periodo di straordinaria vitalità culturale, caratterizzato dalla nascita delle università, dallo sviluppo delle città e da fondamentali innovazioni tecnologiche. Sebbene Voltaire e i suoi contemporanei vedessero solo superstizione e oscurantismo, gli esperti oggi sottolineano come l'Illuminismo abbia spesso ignorato la continuità storica e i germi di razionalità già presenti nel pensiero scolastico medievale.

Domande Frequenti

Perché gli illuministi hanno criticato così duramente il Medioevo?

La critica illuminista nasceva dalla volontà di riformare la società del loro tempo. Poiché molte istituzioni del Settecento, come i privilegi feudali e l'influenza ecclesiastica, avevano radici medievali, colpire il Medioevo significava attaccare direttamente le strutture del potere dell'Ancien Régime.

Tutti gli intellettuali del Settecento condividevano la stessa visione negativa?

Sebbene la maggior parte dei filosofi fosse critica, vi furono sfumature importanti. Alcuni pensatori e storici cominciarono a mostrare un interesse per le origini delle nazioni europee e per il diritto feudale, gettando le basi per la rivalutazione positiva del Medioevo che sarebbe esplosa poco dopo con il Romanticismo.

E voi, ritenete che l'immagine negativa del Medioevo sia solo un pregiudizio illuminista o una critica storicamente fondata?