Perdonare senza contare

Quante volte dobbiamo perdonare una persona che ci ha ferito? È una domanda che nasce nel cuore di chi cerca di vivere con coerenza la propria fede. In un passo del Vangelo, Pietro chiede a Gesù se sia sufficiente perdonare fino a sette volte. La risposta di Gesù è sorprendente: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”.

Questo numero non va inteso in senso letterale, ma come un modo per dire: perdonare sempre, senza porre limiti. Settanta volte sette equivale a un’infinita disponibilità al perdono, un atteggiamento del cuore che non tiene il conto delle offese. Gesù non ci chiede di fare calcoli, ma di aprirci a una misericordia senza confini.

Nella vita quotidiana, è facile rimanere feriti, delusi, traditi. Ma il messaggio di Gesù va controcorrente: non si tratta di giustizia misurata, ma di amore gratuito. Il perdono non è debolezza, anzi: richiede forza, coraggio, umiltà. Significa lasciare andare l’odio, spezzare la catena della vendetta, ricominciare.

Perdonare 70 volte 7 volte non è un obbligo, ma una liberazione. È un invito a vivere come figli di un Padre che ci perdona sempre, anche quando non lo meritiamo. E se Lui è capace di tanto, chi siamo noi per negare il perdono a chi ci accanto?

Il perdono vero non dimentica il dolore, ma sceglie di non lasciarsi dominare da esso. È il segno distintivo del discepolo di Cristo: amare come si è stati amati, anche quando fa male.

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