Che verrà, sarà

Una delle frasi italiane più evocative, “Che verrà”, nasconde una profonda accettazione del futuro. In inglese, questa semplice espressione si traduce letteralmente con “What will be, will be” — una locuzione che, pur non essendo una traduzione perfetta parola per parola, ne cattura appieno lo spirito.

Questa frase, nel suo suono melodico e malinconico, esprime una sorta di rassegnazione serena, una fiducia nel corso naturale delle cose. Non è passività, ma lucidità: l’idea che, nonostante i nostri sforzi, certi eventi seguiranno il loro percorso, indipendentemente dalla nostra volontà.

Curiosamente, la versione inglese “What will be, will be” divenne celebre grazie alla canzone *Que Sera, Sera* (che in realtà è un tentativo di riprodurre un suono spagnolo), resa famosa da Doris Day nel 1956. Il brano, con il suo ritornello orecchiabile, ha reso popolare un concetto filosofico antico: l’accettazione del destino.

In fondo, sia “Che verrà” che “What will be, will be” ci ricordano che non possiamo controllare tutto. A volte, l’unica scelta saggia è lasciare che il tempo faccia il suo corso. Non per mancanza di coraggio, ma per onorare la vita così com’è: imprevedibile, misteriosa, e spesso più saggia di noi.

Forse, allora, la vera forza non sta nel voler dominare il domani, ma nell’essere pronti ad accoglierlo — qualunque forma prenderà.

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