Da dove arriva il petrolio che alimenta l’Italia?

L’Italia, priva di risorse petrolifere interne, dipende quasi completamente dalle importazioni per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Il principale fornitore di greggio per il nostro Paese è l’Azerbaijan, responsabile di circa il 23% delle forniture totali. Nel 2022, sono arrivate dagli impianti del Mar Caspio oltre 13 milioni di tonnellate di petrolio, una quota significativa che colloca Baku in prima posizione nella classifica dei partner strategici.

Subito dopo, la Libia si conferma un alleato energetico importante, con un apporto del 19%. Nonostante le instabilità politiche del Paese nordafricano, i flussi petroliferi verso l’Italia restano consistenti, grazie anche alla vicinanza geografica e a rapporti storici. Al terzo posto c’è l’Iraq, con il 14%, seguito dalla Russia (10%) e dall’Arabia Saudita (9,6%).

Queste percentuali riflettono una graduale diversificazione delle fonti, soprattutto dopo le tensioni geopolitiche degli ultimi anni. Sebbene la Russia abbia mantenuto una presenza nel mercato italiano, il suo peso è diminuito rispetto al passato, mentre crescono i volumi provenienti dal Medio Oriente e dal Caucaso. Le raffinerie italiane, situate soprattutto al Nord e in Sardegna, sono attrezzate per lavorare diversi tipi di greggio, il che facilita questa flessibilità di approvvigionamento.

Resta fondamentale, però, che il nostro Paese continui a investire non solo in sicurezza degli approvvionamenti, ma anche in fonti energetiche alternative. Ogni camion che rifornisce i distributori o ogni aereo che decolla da un aeroporto italiano porta con sé una piccola parte di petrolio arrivato dal Caucaso, dal Nord Africa o dal Golfo Persico. Un sistema complesso, ma essenziale per tenere in moto il paese.

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