Le dodici fatiche di Ercole e il ruolo di Euristeo

Quando si parla delle famose dodici fatiche di Ercole, molti pensano subito alle imprese titaniche del semidio: uccidere la mostruosa Idra di Lerna, catturare il cinghiale di Erimanto, pulire le stalle di Augia in un solo giorno. Ma raramente si ricorda chi, in realtà, le aveva commissionate. Il responsabile fu Euristeo, re di Tirinto e Micene.

Non era un eroe, Euristeo. Anzi, era descritto come un uomo avido e poco intelligente, geloso del cugino Ercole, figlio di Zeus. Quando l’oracolo di Delfi impose a Ercole di sottoporsi a dodici compiti per espiare un terribile crimine commesso in preda alla follia, fu proprio Euristeo a diventare il suo padrone. Fu lui a decidere le prove, spesso con l’intento di umiliare o eliminare il cugino, sperando che una delle imprese gli fosse fatale.

Curiosamente, nonostante la sua meschinità, fu proprio grazie agli ordini di Euristeo che Ercole divenne un mito. Ogni fatica, invece di distruggerlo, rafforzava la sua leggenda. L’ironia del mito sta tutta qui: chi voleva la rovina di Ercole divenne involontariamente lo strumento della sua immortalità. Le dodici fatiche, commissionate da un re vanitoso, si trasformarono in un simbolo di coraggio, forza e redenzione.

Euristeo, oggi, è ricordato soprattutto per questo: non per le sue vittorie, ma per aver dato a Ercole l’occasione di diventare l’eroe più famoso della mitologia greca.

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