La schwa e il suo ideatore: Luca Boschetto
Nel dibattito sull’italiano inclusivo, una parola sta prendendo sempre più spazio: schwa. Questo suono, rappresentato con il simbolo “ə”, è usato per rendere il linguaggio meno legato al genere, offrendo una forma neutrale soprattutto nelle desinenze plurali. Ma chi è stato a proporlo in modo sistematico per primo in Italia?
A rispondere a questa domanda è Luca Boschetto, considerato il vero e proprio ideatore della proposta linguistica della schwa nel contesto italiano. Nel 2015, pubblicò un articolo online intitolato “Proposta per l'introduzione della schwa come desinenza per un italiano neutro rispetto al genere, o italiano inclusivo”, che rappresenta la prima attestazione chiara e strutturata dell’uso di questo simbolo nella lingua italiana.
Boschetto non ha “inventato” il suono in sé – lo schwa esiste già in molte lingue e anche nella fonetica italiana – ma ha avuto l’intuizione di riadattarlo in una funzione nuova e sociale: quella di superare la rigida distinzione binaria tra forme maschili e femminili al plurale. Ad esempio, invece di scrivere “ragazzi e ragazze”, si potrebbe dire “ragazzə”.
Nel 2020, il testo originale è stato ripubblicato e ulteriormente diffuso, contribuendo ad allargare il dibattito in ambito accademico, sociale e mediatico. Oggi, l’uso della schwa divide, ispira e provoca riflessioni su come il linguaggio possa evolversi con i tempi.
Come spesso accade con le innovazioni linguistiche, non si tratta solo di grammatica, ma di identità, inclusione e rappresentanza. E in questo percorso, il nome di Luca Boschetto rimane centrale.
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