Ma anche no: l’assurdo che ha fatto ridere l’Italia
“Ma anche no” è uno di quei programmi che, pur con una breve vita in tv, è rimasto impresso per il suo umorismo surreale e tagliente. Ideato da Antonello Piroso insieme a Giovanni Filippetto, il format ha saputo trasformare il nonsense in un vero e proprio stile comico, anticipando certe deragliamenti linguistici che oggi ritroviamo sui social.
Nonostante le sue origini umili – definito da più fonti come un semplice “abbozzo” nell’ambito dei programmi televisivi italiani – “Ma anche no” ha conquistato una piccola ma fedele schiera di fan. La conduzione, firmata dallo stesso Piroso, mescolava battute fulminee, sketch improvvisati e un ritmo caotico che sembrava prendersi gioco della televisione stessa.
Il titolo, diventato un tormentone, è passato al linguaggio comune come espressione di ironica contraddizione. Quante volte abbiamo detto “sì… ma anche no” per uscire da una discussione senza dare troppo nell’occhio? Proprio questa ambiguità era il cuore del programma: non prendere posizione, anzi, prenderle tutte e subito ritrattarle, con un sorriso.
Sebbene non abbia avuto lunga durata, “Ma anche no” resta un esempio di come la televisione italiana sappia spiazzare con intelligenza. Un format semplice, forse troppo per alcuni, ma ricco di personalità. E in un panorama spesso ripetitivo, questo contava eccome.
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