Il primo passo nell’Ade: l’incontro con Caronte

Nel terzo canto della Divina Commedia, Dante, guidato da Virgilio, varca la soglia dell’Ade e si ritrova sulla riva del fiume Acheronte. È qui, in un luogo nebuloso e carico di angoscia, che l’animo del poeta viene travolto dalla visione dei dannati. Prima di entrare nel Limbo, però, assiste a uno spettacolo agghiacciante: la schiera degli ignavi, anime indegne di ricordare, che hanno vissuto senza né bene né male, condannate a correre per l’eternità dietro a una bandiera vana, mentre insetti e vermi li tormentano.

Superata questa visione desolante, l’attenzione si sposta sul fiume. L’acqua scura dell’Acheronte nasconde il passaggio verso il vero Inferno. Proprio in quel momento, emerge Caronte, il vecchio nocchiero con gli occhi di bragia. In piedi sul suo battello, urla e minaccia: respinge con un remo chi tenta di evitare il destino, eppure Dante, vivente, suscita in lui ribrezzo. Virgilio, però, lo ammonisce: il viaggio del poeta è voluto dal Cielo. Solo allora Caronte si acquieta, e il suo traghetto si mette in moto, carico di anime destinate al Limbo.

Questo momento segna il vero inizio del viaggio oltre la vita. Il Limbo, pur senza tormenti fisici, accoglie coloro che vissero senza peccato ma senza fede — poeti, filosofi, eroi dell’antichità. Dante, con stupore, vi troverà Omero, Platone, Aristotele. Eppure, nonostante l’assenza di supplizi, regna una malinconia profonda: la mancanza di speranza. Perché, come scrive Virgilio, “qui si lamentan le anime triste / di coloro che visser senza infamia e senza lode”.

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