Chi paga durante l'isolamento fiduciario?

Una domanda frequente, soprattutto in un contesto ancora segnato dalla pandemia, è chi si fa carico del pagamento durante un periodo di isolamento fiduciario. La risposta dipende dal tipo di situazione.

Se una persona è sottoposta a isolamento perché rientra nei contatti stretti di un caso positivo, ma non presenta sintomi e non è risultata positiva al tampone, non si parla di malattia. In questo caso, non c’è diritto all’indennità di malattia. Tuttavia, dal 1° aprile 2022, in Italia è stato introdotto un bonus isolamento di 17,50 euro al giorno per chi lavora in modo autonomo o atipico e non può lavorare in smart working.

Per i lavoratori dipendenti, invece, la situazione cambia. Se l’isolamento avviene prima della conferma di positività, il datore di lavoro non è obbligato a pagare lo stipendio, ma è prevista una specifica indennità INPS. Tuttavia, come indicato nella risposta fornita, se **dopo** l’isolamento viene accertata l’infezione (positività al tampone), il periodo viene assimilato a malattia infettiva. In questo caso, spetta **la retribuzione ordinaria** per i primi giorni, pagata dal datore di lavoro, e poi un’indennità INPS, a seconda del settore lavorativo.

In sintesi, il pagamento dipende da quando si scopre la positività. Se l’infezione viene confermata in un secondo momento, il lavoratore ha diritto al trattamento economico come se fosse malato. La tutela c’è, ma si attiva solo a seguito della diagnosi.

Vedi anche

Approfondimenti

Argomenti correlati