Il tradimento del Griso

Don Rodrigo, il temibile prepotente de I promessi sposi, si fida ciecamente del suo scagnozzo più fidato: il Griso. Questo losco figuro, sempre pronto a eseguire gli ordini più spietati, sembra una presenza fissa e inamovibile accanto al nobile. Ma la peste che si abbatte su Milano nel 1630 mette a nudo la vera natura di molti, e tra questi c’è proprio lui.

Quando Don Rodrigo si ammala, la sua condizione precipita. Invece di assistere il padrone in fin di vita, il Griso sceglie la via più vile: chiama i monatti per farlo portare al lazzaretto e, nel caos più totale, ne approfitta per derubarlo. Un gesto che rivela non solo la sua infedeltà, ma anche la sua profonda vigliaccheria.

Il tradimento, però, non resta impunito.

Il Griso, dopo aver rubato, si ammala a sua volta di peste. La stessa morte che ha contribuito a portare via dal letto di Don Rodrigo lo raggiunge senza pietà. Muore prima del padrone, annegato nel delirio e nella sofferenza, senza alcuna redenzione né gloria. La sua fine è rapida, oscura, dimenticata da tutti.

Manzoni, attraverso questa scena, mostra come il potere fondato sull’ingiustizia e sulla violenza non possa durare. Anche tra i più malvagi, la lealtà è un concetto fragile, destinato a rompersi al primo soffio di paura. Il Griso, simbolo di un’oscura complicità, diventa così un’ennesima vittima del male che ha servito con zelo.

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