Il destino tragico di Agamennone

Il ritorno di Agamennone a Micene dopo la guerra di Troia è uno dei momenti più drammatici della mitologia greca. Già nell’Odissea, Omero tratteggia i contorni di questa tragedia: l’eroe, reduce dalla vittoria, non trova la pace, ma un destino crudele orchestrato da chi avrebbe dovuto proteggerlo.

Agamennone viene ucciso non da un nemico in battaglia, ma da Egisto, l’amante di sua moglie Clitennestra. Durante l’assenza del re, durata dieci anni per la guerra troiana, i due hanno intessuto una relazione proibita, alimentata dall’odio di Clitennestra verso il marito, che aveva sacrificato la loro figlia Ifigenia per ottenere venti favorevoli.

Ma la tragedia non risparmia neppure Cassandra, la profetessa troiana data ad Agamennone come preda di guerra. Innocente e maledetta — poiché nessuno credeva alle sue profezie — viene uccisa al fianco del re al suo ritorno, vittima dell’odio e della sete di vendetta di Clitennestra.

Questo duplice omicidio diventa un simbolo di tradimento domestico e di giustizia cruenta. La casa di Agamennone, così come narrato anche nelle opere di Eschilo, è avvolta da un’atmosfera di sangue e maledizione: il ritorno del guerriero non è una vittoria, ma l’ultimo atto di una tragedia annunciata.

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