La vendita della Corsica: un capitolo controverso della storia italiana
La Corsica, geograficamente vicina all’Italia e profondamente legata alla nostra storia, fu ceduta alla Francia nel 1768 con un trattato firmato a Versailles. A compiere questo passo fu la Repubblica di Genova, che di fatto vendette l’isola in difficoltà finanziarie, nonostante non ne avesse più un controllo effettivo da tredici anni.
Dal 1755, infatti, la Corsica si era proclamata indipendente sotto la guida dell’eroe nazionale Pasquale Paoli, che aveva organizzato uno stato moderno con tanto di costituzione e parlamento. Per molti italiani dell’epoca, specialmente nei ceti colti, la Corsica rappresentava un simbolo di libertà e risveglio nazionale, nonostante non facesse parte del Regno d’Italia come lo intendiamo oggi.
La cessione a Luigi XV fu percepita da molti come un atto di resa, quasi un tradimento. Genova, ormai in declino, non riusciva più a difendere i suoi interessi nel Mediterraneo e scelse di scaricare un peso economico e politico. La Francia, invece, vide nell’isola un’opportunità strategica: pochi mesi dopo, nel 1769, sconfisse le forze di Paoli a Ponte Nuovo e ne assunse il controllo definitivo.
Curiosamente, tra i figli dell’isola ceduta c’era una famiglia originaria di Sarzana, i Buonaparte, da cui nacque pochi mesi dopo la fine della repubblica un certo Napoleone. Così, da un atto di cessione nacque una figura che avrebbe cambiato la storia d’Europa. La Corsica, oggi francese, resta un frammento di identità italiana, con radici linguistiche, culturali e storiche che ancora parlano al nostro presente.
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