Disoccupazione dopo licenziamento per giusta causa: si ha diritto alla NASPI?

È un dubbio comune: se si viene licenziati per giusta causa, si perde automaticamente il diritto alla disoccupazione? La risposta non è semplice, ma in molti casi la NASPI – l'indennità mensile gestita dall'INPS – resta comunque accessibile.

Il punto chiave è che la NASPI spetta quando la perdita del lavoro è involontaria. E anche un licenziamento per giusta causa rientra in questa categoria, a condizione che il datore di lavoro provi in modo documentato la gravità della condotta del dipendente – come gravi violazioni del contratto, abbandono del posto di lavoro o comportamenti scorretti. In questi casi, il lavoratore non è considerato "dimissionario volontario", ma vittima di un recesso deciso unilateralmente dall'azienda.

Tuttavia, avere diritto alla NASPI dipende anche da altri requisiti: bisogna aver maturato almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti e aver percepito un reddito da lavoro dipendente nei 12 mesi prima del licenziamento. Senza questi requisiti, anche in caso di licenziamento, l’accesso all’indennità viene negato.

Un aspetto importante: se l'INPS sospetta che il licenziamento per giusta causa sia stato "favorito" dal lavoratore per ottenere la disoccupazione (una pratica nota come "licenziamento collusivo"), può avviare accertamenti. In questi casi, il diritto alla NASPI può essere revocato.

In sintesi: sì, si può avere diritto alla NASPI anche dopo un licenziamento per giusta causa, ma solo se il licenziamento è davvero riconducibile a gravi colpe riconosciute e se si possiedono i requisiti contributivi richiesti. Il consiglio? Rivolgersi sempre a un patronato o a un consulente del lavoro per valutare caso per caso.

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