Come si chiamano i ragazzi oggi? Vecchio, frate', socio... e ora anche bro

Se passi accanto a un gruppo di ragazzi in strada e senti urlare “Ehi vecchio!”, non sorprenderti: non stanno chiamando un anziano. Quello che una volta suonava come un termine di rispetto oggi è diventato un modo scheroso, quasi affettuoso, per rivolgersi a un amico. “Vecchio” è da tempo un classico del gergo giovanile italiano, usato specie al Nord, dove dire “ciao vecchio” a un coetaneo è normale come dire “ehi tu”.

Ma le varianti regionali non mancano. Al Centro e al Sud si preferisce “fratello”, spesso accorciato in “frate’” con quel tono romano che ha fatto scuola. Più neutro e diffuso è “socio”, termine che trasmette complicità e stima, come a dire “tu sei uno di noi”.

Ultimamente, però, c’è un nuovo arrivato: “bro”.

Prestito dall’inglese *brother*, è ormai entrato nel lessico quotidiano dei giovani, soprattutto grazie alla cultura urbana, alla musica e ai social. “Bro” suona internazionale, un po’ cool, ma alla fine dice la stessa cosa dei suoi cugini italiani: “sei un amico, un fratello”. Che tu dica “vecchio”, “frate’”, “socio” o “bro”, il senso non cambia: è il linguaggio di chi sta insieme, si sostiene, ride e si riconosce.

In fondo, non importa come ti chiamano. L’importante è che, quando senti quel “bro”, sai esattamente a chi è rivolto: a te, al tuo mondo, alla tua tribù.

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