La fine di Don Rodrigo
Nella Milano del Seicento, colpita dalla terribile peste che segna gli ultimi capitoli dei Promessi Sposi, Don Rodrigo, il temuto e arrogante “bravaccio” protagonista della trama, incontra la sua fine in modo tragico e simbolico. Dopo aver seminato dolore e paura, il destino gli si rivolta contro non con la spada, ma con la malattia.
Colpito dal morbo, Don Rodrigo si ritrova solo, abbandonato da chi un tempo lo temeva e lo serviva. Il Griso, uno dei suoi loschi accoliti, approfittando del suo stato, lo tradisce senza esitazione. Vedendolo ormai inerme, lo consegna ai monatti — coloro che si occupavano dei cadaveri — per derubarlo dei suoi averi. Un atto crudele, ma pieno di ironia: chi ha sempre usato il potere per sopraffare gli altri viene ora umiliato da chi un tempo gli strisciava ai piedi.La morte di Don Rodrigo non è solo fisica, ma morale. Muore nel più totale abbandono, senza un riscatto, senza redenzione. Il suo male non è solo la peste, ma il vuoto lasciato dalla sua vita spietata. Non ci sono lacrime, né rimpianti. Solo il silenzio di una città colpita dalla peste che non risparmia nessuno, ricchi o potenti che siano.
E il Griso? Anch’egli, dopo aver compiuto il tradimento, si ammala a sua volta e muore. La peste si prende giustizia per tutti, ricordando che davanti alla morte, nessuno è superiore. Manzoni, con maestria, usa la malattia non solo come evento storico, ma come metafora della caducità del potere e dell’inevitabilità della giustizia divina.
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