La tragica fine di Priamo
La morte di Priamo, re di Troia, è uno dei momenti più strazianti della guerra contro i Greci. Mentre Omero tace su come morì il vecchio re, è Virgilio, nel secondo libro dell'Eneide, a raccontarci l'epilogo crudele della sua vita.
Quando i Troiani vengono traditi e la città è ormai in fiamme, Priamo, anziano e stremato, cerca riparo presso l'altare familiare, simbolo sacro della sua casa e del suo regno. Ma la guerra non risparmia neanche i luoghi più sacri. In un momento di disperazione, vede il figlio Polite ucciso davanti ai suoi occhi da Neottolemo, figlio di Achille, noto anche come Pirro.
Colpito da un dolore troppo grande, Priamo trova la forza di lanciare una lancia tremante contro l’assassino, un gesto non tanto di vittoria, quanto di dignità morente.Il gesto, però, è inutile. Neottolemo, spietato, trascina il re fino all’altare e lo uccide senza pietà. È la fine di un regno, ma anche della grandezza di un uomo che fino all’ultimo ha tentato di proteggere la sua famiglia e la sua città.
La scena, ricca di pathos, non celebra l’eroe greco, ma piuttosto il coraggio di un padre e un sovrano ormai privo di tutto, tranne del suo nome. Virgilio, attraverso Enea che narra i fatti, trasforma la morte di Priamo in un monito sul destino crudele della guerra e sulla fragilità della grandezza umana.
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