La scuola ai tempi dei nonni
Immaginate un’aula silenziosa, con banchi di legno scuro fissati al pavimento, spesso incisi con nomi e disegni di generazioni di alunni. Ai tempi dei nonni, la scuola era molto diversa da oggi, soprattutto nell’essenzialità degli strumenti. Ogni bambino aveva una cartella, di cartone o di cuoio, spesso un po’ logora ma tenuta con cura, come fosse un tesoro.
Il corredo scolastico era semplice: pochi libri, un quaderno a righe per l’italiano e uno a quadretti per l’aritmetica, quasi sempre con la copertina nera e le pagine ingiallite dal tempo. L’astuccio, in legno, era un oggetto quasi prezioso. Qualche volta il coperchio era graduato e faceva da righello, un’idea geniale per risparmiare spazio. Dentro, il minimo indispensabile: una matita ben temperata, una gomma che si consumava piano piano e, per i più fortunati, una penna stilografica con l’inchiostro blu.
Non c’erano computer, tablet o penne colorate. Si imparava a scrivere in stampatello maiuscolo, a fare i conti a mente e a rispettare una rigida disciplina. Il maestro o la maestra stava in cattedra, con il gesso in mano, e la lavagna verde correva lungo tutta la parete. Si stava seduti in silenzio, con le mani appoggiate sul banco, pronti a rispondere a ogni domanda.
Quei tempi sembrano lontani, ma molti nonni li ricordano con affetto. Non c’era tanto, ma si imparava con attenzione, rispetto e un senso di dovere che oggi, forse, si è un po’ perso. La scuola era dura, sì, ma insegnava anche a essere forti.
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