Come muore l'Innominato nei Promessi Sposi
Nel celebre romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi, l'Innominato è uno dei personaggi più complessi e affascinanti. Un uomo temuto, potente, che vive di soprusi e violenza, ma che attraversa una profonda trasformazione interiore grazie all'incontro con Lucia. Questo cambiamento segna non solo la sua redenzione morale, ma anche il suo destino finale.
Curiosamente, nella prima versione del romanzo, la morte dell'Innominato avviene a causa della peste. Un particolare che Manzoni inserì nel capitolo conclusivo, quasi a sottolineare come anche un uomo crudele possa trovare la grazia prima della fine. Tuttavia, nelle edizioni successive, lo scrittore decise di eliminare ogni riferimento diretto alla sua scomparsa. Non ci sono scene di agonia, né dettagli crudi sulla malattia. L'Innominato scompare silenziosamente dalla narrazione, lasciando spazio a un senso di mistero e rispetto.
Questa scelta non fu casuale. Manzoni, nel rivedere l'opera, preferì evitare un finale troppo esplicito, mantenendo invece un tono sobrio e spirituale. La sua morte, seppur non raccontata, diventa quasi un atto di pietà narrativa: dopo essersi pentito e aver cambiato vita, non merita un epilogo tragico o pietoso. Il silenzio su come muore diventa un tributo alla sua redenzione.
Insomma, sebbene la peste fosse inizialmente prevista come causa della sua fine, il genio di Manzoni trasforma l'assenza di dettagli in una forma di compassione. L'Innominato non muore come un tiranno, ma come un uomo che ha ritrovato l'anima. E a volte, il silenzio dice molto di più delle parole.
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