Come si scrive: meno male o menomale?
Quando tiriamo un sospiro di sollievo, capita spesso di dire: “Menomale!” o forse sarebbe meglio scrivere “meno male”? La risposta può sorprendere: entrambe le forme sono corrette, ma una è decisamente più usata dell’altra.
Il dizionario della lingua italiana riporta infatti sia “meno male” che “menomale”, riconoscendo così la validità di entrambe. Tuttavia, la forma staccata – “meno male” – è quella più diffusa e considerata la grafia standard. È la scelta più naturale nella lingua scritta e parlata, soprattutto in contesti formali o neutri.
“Menomale”, invece, nasce da un fenomeno comune nella lingua italiana: l’univerbazione, ovvero la tendenza a unire due parole che si ripetono spesso insieme, fino a formarne una sola. È successo con “perché” (da “per che”), “qualcuno” e anche “menomale”. Ma in questo caso, l’unione è ancora poco comune e suona più colloquiale, quasi informale.
Insomma, se vuoi scrivere in modo chiaro e corretto, il consiglio è semplice: scegli “meno male”. È la forma più accettata, più usata e preferita dalla gran parte dei testi italiani. “Menomale” non è sbagliato, ma appartiene a un registro più familiare e va usato con attenzione, soprattutto se stai scrivendo qualcosa di formale.
La prossima volta che sfuggi a un guaio e pensi “menomale!”, ricorda: la penna (o la tastiera) ringrazierà se scrivi “meno male”… staccato.
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