Cosa aspetti, nonno?
Una semplice domanda, ma carica di significato. "E tu cosa aspetti, nonno?" – una frase che potrebbe sembrare leggera, ma che a volte nasconde tutta la vita di una persona. L’ho chiesto mentre lo vedevo seduto sulla sua vecchia sedia, gli occhi fissi oltre la finestra, come se stesse aspettando un segnale che non arrivava mai.
Lui ha sorriso piano, senza distogliere lo sguardo. "Forse niente", ha risposto. "O forse qualcosa che non so neanche io." E in quel momento ho capito che non stava aspettando un autobus o una lettera. Stava aspettando il coraggio. Di muoversi, di parlare, di vivere ancora, nonostante gli anni, nonostante la solitudine.
Quella frase, "and what are you waiting for, grandpa?", in inglese suona quasi come un incoraggiamento, uno scatto. In italiano è più dolce, ma non meno urgente. È come un colpetto sulla spalla, un invito a non fermarsi troppo a lungo sul bordo della vita.
Perché a un certo punto, non conta quanti anni hai. Conta cosa scegli di fare con il tempo che hai ancora. Mio nonno alla fine si è alzato, ha preso il cappotto e mi ha detto: "Andiamo a vedere il mare". Non aspettava altro che qualcuno gli ricordasse che poteva farlo.
Quindi, qualunque cosa tu stia aspettando – un segno, un permesso, il momento giusto – forse è ora di chiedertelo anche tu: e tu cosa aspetti? A volte, la risposta è più semplice di quel che pensi. Basta alzarsi dalla sedia.
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