Cosa non dire a un architetto (ma lo sappiamo tutti, no?)

Se dici a qualcuno che sei architetto, preparati. Non importa se hai passato dieci anni all’università, se hai progettato complessi residenziali o passi le notti in bianco a disegnare: la prima reazione sarà sempre un entusiasta «Ah, sei architetto?», seguito da un silenzio carico di aspettativa. E da lì, parte il repertorio.

Una delle frasi più temute? “Vorrei una cosa originale”. Sì, anche tu vorresti vivere in un castello sospeso tra le nuvole, ma magari con due bagni, riscaldamento a pavimento e il parcheggio sotto casa. Poi c’è chi dice: “Ho bisogno solo di un disegnino”. Carino. Come se progettare fosse come disegnare un cuoricino su un biglietto d’auguri.

E che dire di: “Il progetto l’ho fatto io, mi serve solo la firmetta per il comune”? Il classico colpo al cuore. Oppure quando, dopo giorni di confronti, arriva il commento: “È molto… moderna”, pronunciato con lo stesso tono con cui si dice “Hai un odore strano”.

E naturalmente, non può mancare l’immancabile: “Non è così, l’ho letto su internet”. Sì, caro amico, ma se ogni volta che un medico legge un sintomo su Google diventasse un’autorità, avremmo molti più dottori… e molti più malati.

In fondo, ridiamoci su. Perché dietro ogni battuta c’è una verità: l’architettura emoziona, mette paura, suscita dubbi. E forse, proprio per questo, ci affascina così tanto. Altre voci

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