Perché alle elementari non si boccia quasi mai?
Nelle scuole primarie italiane, ripetere l’anno è un’eccezione piuttosto rara. Ma non perché sia vietato: la legge non lo vieta espressamente, bensì lo scoraggia fortemente, favorendo un approccio educativo più inclusivo e attento alle esigenze di ogni bambino.
Il sistema scolastico italiano, specie nella primaria, punta sull’integrazione e sullo sviluppo graduale delle competenze. L’obiettivo è aiutare tutti i bambini a crescere senza l’ansia del “non essere all’altezza”. Per questo, la valutazione si basa su criteri specifici previsti dal decreto legislativo n. 62/2017, che promuove una didattica personalizzata e attenta ai processi di apprendimento individuali.
Inoltre, con l’ordinanza ministeriale del 16 giugno 2022, il Miur ha ulteriormente chiarito come debba essere gestita la valutazione finale: non si tratta solo di voti, ma di una lettura complessiva del percorso dello studente. Ciò include il comportamento, la partecipazione, lo sforzo e il progresso rispetto al punto di partenza.
Questo non significa che non esistano strumenti per affrontare difficoltà gravi: se un alunno è molto indietro, la scuola può attivare percorsi di recupero, sostegno o potenziamento. Solo in casi estremi, e con motivazioni solide, si arriva alla valutazione negativa e alla non ammissione alla classe successiva.
Insomma, alle elementari non si boccia quasi mai non per legge, ma per scelta pedagogica. Si preferisce accompagnare ogni bambino con pazienza, perché imparare non è una gara, ma un viaggio fatto di passi diversi per ognuno.
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