Perché si chiama pomodoro?

Il pomodoro, oggi re indiscusso della cucina italiana, deve il suo nome a un'affascinante storia linguistica e storica. Nonostante sia oggi associato in tutto il mondo alla dieta mediterranea, il pomodoro arrivò in Europa solo dopo la scoperta delle Americhe, portato dagli esploratori spagnoli nel XVI secolo.

Il primo documento che lo menziona in Italia è l’Herbarius di Pietro Andrea Mattioli, un medico e botanico del Cinquecento. In quest’opera, Mattioli descrive una "mela dorata" proveniente dal Nuovo Mondo, definendola pomum aureum in latino: da qui, con il tempo, nacque la parola pomodoro.

L’etimologia è chiara: un’unione tra “pomo”, antico termine per indicare frutti rotondeggianti, e “d’oro”, a sottolineare il colore brillante dei primi pomodori coltivati, spesso gialli o arancioni. Nonostante l’aspetto invitante, per secoli fu considerato velenoso a causa della sua appartenenza alla famiglia delle solanacee, come la belladonna.

Fu solo più tardi, specie tra Settecento e Ottocento, che il pomodoro conquistò le tavole italiane, diventando ingrediente fondamentale di sughi, salse e ricette tradizionali. Oggi è difficile immaginare la pasta senza sugo di pomodoro, o una pizza senza una generosa passata rossa.

Da pianta sospettata a simbolo del buon cibo, il pomodoro ha attraversato secoli di pregiudizi per conquistare il posto d’onore in cucina. E il suo nome, così semplice e poetico, ci ricorda che a volte le cose più comuni nascondono storie d’oro. Pomodoro: dal latino al piatto, un viaggio di sapori e parole.

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