Perché si scrive "tutt*"?

Negli ultimi anni, l'uso dell'asterisco in parole come tutt* è diventato sempre più comune, soprattutto nei contesti social, accademici e attivisti. Questa scrittura non è solo una moda, ma una scelta precisa per inclusività.

In italiano, molte parole cambiano forma a seconda del genere: "tutti" al maschile, "tutte" al femminile. Ma quando si vuole parlare di ogni persona, senza escludere nessuno, sorge un problema. L'asterisco nasce proprio qui: per superare i limiti del linguaggio binario e fare spazio a chi non si riconosce né nel genere maschile né in quello femminile.

Scrivere tutt* significa quindi includere non solo "tutti e tutte", ma anche persone non binarie, transgender o semplicemente chi preferisce non essere etichettato. È un modo per rendere la lingua più aderente alla realtà sociale, più rispettosa delle identità diverse.

Alcuni lo vedono come una forzatura, altri come un passo necessario verso una comunicazione più equa. In ogni caso, l'asterisco non è solo un simbolo grafico: è un invito a pensare la diversità con maggiore consapevolezza.

Così, ogni volta che incontri una parola come ragazz*, benvenut* o appunto tutt*, ricorda: non è un errore di battitura. È un messaggio chiaro: nessuno deve sentirsi escluso solo per come si definisce.

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