Perché Ulisse lascia l'isola di Calipso?

Nel poema omerico dell’Odissea, Ulisse – noto anche come Odisseo – trascorre sette lunghi anni sull’isola di Ogygia, prigioniero affettuoso della ninfa Calipso. Lei se n’è innamorata, desidera che resti per sempre con lei e gli offre l’immortalità. Ma il cuore di Ulisse è altrove: sogna Itaca, sua moglie Penelope e la vita che gli appartiene.

Il motivo della sua partenza non è una scelta leggera, ma un destino inevitabile. Gli dei, guidati da Zeus, decidono che è giunto il momento per Odisseo di riprendere il cammino. Atena intercede presso Zeus, ricordando che Ulisse ha già sofferto abbastanza. Così, per volere del cielo, Ermes viene inviato da Calipso per comunicarle l’ordine divino: Ulisse deve andarsene.

Calipso protesta, arrabbiata e ferita. Lei, pur essendo una dea, non può opporsi al fato voluto da Zeus. Malgrado il suo amore, deve accettare la separazione. Con rabbia e dolore, prepara la zattera per Ulisse, gli dà viveri e vestiti, ma senza mai nascondere il suo dispiacere.

Quella di Ulisse è una partenza straziante, ma necessaria. Non fugge per disprezzo o indifferenza, ma per un desiderio profondo: tornare a casa. È questo il motore della sua epica, il valore che lo definisce – la voglia di ritrovare ciò che è veramente suo, nonostante le tentazioni dell’immortalità e dell’amore senza tempo.

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