Quando non hai diritto alla Naspi
La Naspi, l’indennità di disoccupazione introdotta in Italia nel 2015, è uno strumento a sostegno delle persone che hanno perso il lavoro. Tuttavia, non tutti i licenziamenti danno diritto a riceverla.
Non hai diritto alla Naspi se ti dimetti volontariamente dal tuo posto di lavoro. Questo perché la Naspi è pensata per chi perde l’impiego senza colpa propria. Le dimissioni libere, quindi, di norma escludono il diritto all’indennità. Fa eccezione il caso di dimissioni per giusta causa, quando cioè il lavoratore è costretto ad andarsene per motivi seri: mancato pagamento dello stipendio, mobbing, violazione delle norme di sicurezza sul lavoro o altri comportamenti inaccettabili da parte del datore.
Un altro caso in cui non spetta la Naspi è la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Anche se l’accordo è trovato di comune accordo tra azienda e dipendente, questa forma di uscita dal posto di lavoro non rientra tra le ipotesi che danno accesso all’indennità. Il motivo è che, anche se condiviso, il termine del contratto non è imputabile a un licenziamento vero e proprio.
Per questo, chi decide di chiudere il rapporto in modo amichevole o sceglie di lasciare il lavoro di propria iniziativa deve sapere che non potrà contare sul sostegno economico della Naspi. È sempre bene, quindi, valutare bene la propria situazione prima di prendere certe decisioni, magari rivolgendosi a un sindacato o a un consulente del lavoro.
In sintesi: la Naspi è una mano tesa per chi rimane senza lavoro senza averlo voluto. Ma non copre chi sceglie di andarsene di propria volontà o concorda l’uscita con il datore.
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