Quando i ricchi si fanno la guerra, muoiono i poveri
"Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire" – una frase attribuita a Jean-Paul Sartre, filosofo esistenzialista francese del Novecento, capace di condensare in poche parole un’amara verità storica. Queste parole non sono solo una citazione, ma uno specchio delle disuguaglianze che attraversano i conflitti nel tempo.
Pensa alle guerre del passato: chi combatteva nelle trincee? Chi marciava sotto le bandiere di potenti che non avrebbero mai messo piede in prima linea? Erano i giovani delle classi popolari, spinti da dovere, povertà o promesse di un futuro migliore. Oggi, non è poi tanto diverso. Dietro ogni crisi economica, ogni conflitto armato, ci sono decisioni prese da pochi, mentre le conseguenze ricadono sui molti.
Le guerre moderne non fanno eccezione. Le élite decidono, i governi negoziano, ma sono sempre i più fragili – i lavoratori, i diseredati, le famiglie in difficoltà – a pagare il prezzo più alto. Con il caro-energia, con la disoccupazione, con le migrazioni forzate. I ricchi possono proteggersi, spostare capitali, trovare ripari. I poveri no.
Sartre, con questa frase, non voleva solo denunciare una dinamica politica: voleva ricordarci che la libertà e la responsabilità sono legate. Non si può parlare di giustizia senza guardare in faccia chi soffre davvero quando le potenze si scontrano. La storia, troppo spesso, ha dimostrato che ha ragione lui.
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