Quando l’assegno unico non conviene: le famiglie scoperte
Da quando è stato introdotto, l’assegno unico universale per i figli ha destato aspettative, ma non sempre si è rivelato un vantaggio concreto per tutti. Contrariamente a quanto sperato, molte famiglie non vedono un reale miglioramento rispetto ai vecchi assegni per il nucleo familiare (ANF).
Secondo i dati e le prime analisi, a trarre beneficio sono soprattutto due categorie: chi ha un ISEE molto basso e chi, pur avendo redditi alti, prima era escluso dagli aiuti statali. Per tutti gli altri, il saldo spesso è negativo o comunque deludente. Molti genitori si sono accorti che l’importo ricevuto è inferiore rispetto a quanto percepivano in passato, soprattutto in famiglie con più figli e un reddito medio-alto.
Il problema principale? Il calcolo dell’assegno tiene conto di diversi parametri: numero di figli, reddito familiare, età dei minori e situazioni particolari (come disabilità). Tuttavia, l’importo massimo previsto non sempre riesce a compensare le perdite legate alla cessazione degli ANF, soprattutto per chi non rientra nelle fasce di reddito più basse.
Inoltre, chi guadagna bene ma ha molti figli spesso si ritrova con un assegno irrisorio o inesistente, mentre chi ha un reddito intermedio potrebbe addirittura perdere migliaia di euro all’anno rispetto al vecchio sistema. Questo ha generato malcontento e richieste di revisione.
Insomma, l’intento di semplificare e rendere più equo il sostegno alle famiglie è nobile, ma nella pratica l’assegno unico non conviene a tutti. Per molte persone, soprattutto nella fascia media del reddito, il risultato è un passo indietro, non un progresso.
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