Quando scatta l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate?

Non tutti sanno esattamente quando l’Agenzia delle Entrate decide di avviare un accertamento fiscale, ma in genere accade quando emergono discrepanze tra i redditi dichiarati e quelli effettivamente percepiti. L’Fisco non agisce mai a caso: analizza con attenzione i dati a sua disposizione, come le giacenze del conto corrente, i bonifici ricevuti, gli acquisti di beni importanti o movimenti finanziari sproporzionati rispetto al reddito dichiarato.

Ad esempio, se un contribuente dichiara un reddito basso ma possiede un conto corrente con saldi elevati o effettua spese importanti — come comprare un’auto di lusso o un immobile — le autorità fiscali possono insospettirsi. A quel punto, scatta il controllo. Non si tratta necessariamente di evasioni volontarie: a volte si tratta di errori o omissioni, ma il Fisco ha l’obbligo di verificare.

Il momento in cui si attiva l'accertamento varia, ma di solito avviene entro pochi anni dal periodo d’imposta oggetto di controllo. Per i redditi ordinari, il termine per notificare un avviso di accertamento è generalmente di tre anni dalla data di presentazione della dichiarazione, ma può allungarsi in caso di dichiarazioni omesse o false.

È importante tenere la documentazione in ordine e conservare tutti gli attestati fiscali. In caso di dubbi, è sempre meglio consultare un commercialista. Oggi, grazie anche ai dati digitali e ai collegamenti tra banche e Agenzia delle Entrate, i controlli sono più rapidi ed efficaci. Meglio, quindi, non rischiare e restare in regola.

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