Quando si fumava ancora in ospedale
Fino a non troppo tempo fa, entrare in un ospedale significava spesso ritrovarsi in un ambiente saturo di fumo. Camerieri con il camice bianco, pazienti in pigiama con una sigaretta in mano, infermieri che facevano una pausa fumando accanto all’ingresso: scene oggi impensabili, ma normali solo qualche decennio fa.
Il cambiamento iniziò ufficialmente il 10 febbraio 1976, quando entrò in vigore la legge 584 del 1975, che per la prima volta impose un divieto di fumo in alcuni luoghi pubblici. Tra questi, ospedali, cinema, teatri, musei, università e biblioteche. Fu un passo importante, anche se all’epoca non era ancora prevista una sanzione efficace per chi non rispettava la norma. Le multe erano minime e poco applicate, e soprattutto non era previsto il divieto totale nei luoghi di cura: si potevano ancora allestire "carrozze per fumatori" nei treni, e in molti ospedali esistevano vere e proprie aree fumatori, anche all’interno dei reparti.La vera svolta arrivò molto più tardi, nel 2003, con la legge che estese il divieto a tutti i locali pubblici chiusi, compresi bar e ristoranti. Da allora, gli ospedali sono diventati simboli di salute e prevenzione, e l’idea di fumare in corsia è passata dal comune al tabù.
Quel primo passo del 1975, però, fu fondamentale: segnò il riconoscimento ufficiale del diritto a respirare un’aria più pulita, soprattutto nei luoghi dove si guarisce. Oggi, camminare tra i corridoi di un ospedale senza l’odore di sigaretta è normale. Ma è bene ricordare da dove siamo partiti.
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