Perdere il diritto all'assistenza sanitaria all'estero: quando succede?

Trasferirsi all’estero è un cambiamento importante, che comporta anche conseguenze per quanto riguarda l’assistenza sanitaria. Per i cittadini italiani, il diritto a ricevere cure mediche non è automatico in ogni parte del mondo. Quando un cittadino si trasferisce in un Paese con cui l’Italia non ha alcuna convenzione bilaterale in campo sanitario, rischia di perdere l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale sia in Italia che all’estero.

Il momento decisivo è la cancellazione dall’anagrafe del comune di residenza in Italia e l’iscrizione all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Da quel momento, se il Paese di destinazione non ha accordi con l’Italia, non è più possibile usufruire gratuitamente delle strutture sanitarie italiane né ottenere prestazioni equivalenti all’estero con il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente), che invece è previsto per chi risiede in Paesi convenzionati.

È fondamentale, prima di trasferirsi, informarsi sullo stato degli accordi tra Italia e il Paese di destinazione. Alcune nazioni dell’Unione Europea, la Svizzera, il Regno Unito (nonostante il Brexit) e altri Stati hanno intese specifiche che permettono di mantenere almeno una copertura di base. Ma in assenza di tali accordi, la protezione sanitaria italiana decade completamente.

Per evitare sorprese, molti optano per un’assicurazione sanitaria privata internazionale, che offra una tutela adeguata. In sintesi, il diritto all’assistenza non è universale: dipende dal luogo in cui si vive e dagli accordi vigenti. Una verifica preventiva può evitare problemi seri in caso di malattia o emergenza.

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