Quanto di meno? Meglio dire "quantomeno"

Capita spesso, nella fretta di parlare o scrivere, di chiedersi: "Quanto di meno?" Ma in realtà, l'espressione corretta – e molto più naturale – è quantomeno. Questa parola, frutto della fusione di "quanto meno", non indica una riduzione di quantità, bensì una condizione minima, un punto di partenza sotto il quale non si può scendere.

Ad esempio, se dici a un amico: "Dopo avermi fatto aspettare, quantomeno potevi scusarti!", stai sottolineando un'aspettativa minima di cortesia. È un modo elegante per dire "almeno questo potevi farlo". E non è l'unico caso: spesso usiamo espressioni come "a dir poco" o "perlomeno" per lo stesso scopo, ma quantomeno ha un tono più preciso, quasi formale.

Non è un caso che molti confondano questa forma con un'errata divisione del tempo o della quantità – come se si chiedesse "quanto meno rispetto a prima?" – ma in realtà il significato è altro. Si tratta di un avverbio che stabilisce un limite morale, pratico o logico: "Se non puoi aiutarmi, quantomeno non intralciare".

La prossima volta che ti viene da chiedere "quanto di meno?", fermati un attimo. Forse, quello che stai cercando di dire è semplicemente quantomeno. Una parola piccola, ma carica di significato, che racchiude in sé un minimo di decenza, di sforzo, di rispetto. E in un mondo dove spesso si pretende tanto, ricordare il valore del "quantomeno" può fare la differenza.

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