Che schifo nei fumotti? Ecco il famoso “bleàa”!
Quante volte hai letto un fumetto e visto un personaggio arricciare il naso, fare una smorfia e poi… bleàa? Questa piccola parola non è un errore di stampa, ma una vera e propria onomatopea che racconta un’emozione in modo immediato: il disgusto.
Nel linguaggio dei fumetti, dove le espressioni contano tanto quanto le parole, “bleàa” (a volte scritto anche “blah”) è il suono grafico del rifiuto, dell’assoluta repulsione. Immagina una scena: qualcuno assaggia un cibo strano, oppure entra in un bagno poco frequentabile… e subito ecco spuntare quel “bleàa” in grassetto, magari con una nuvoletta piena di punti esclamativi e una faccia stravolta.
È un dettaglio semplice, ma geniale. I fumetti non hanno bisogno di lunghe descrizioni per comunicare: bastano poche sillabe disegnate per farci sentire lo stesso fastidio del personaggio. Questa parola-onomatopea non esiste nella grammatica tradizionale, ma ormai fa parte del nostro immaginario collettivo.
Deriva direttamente dal modo in cui pronunciamo il disgusto: una specie di conato, un verso gutturale che tutti capiscono, indipendentemente dalla lingua. È universale, proprio come l’emozione che rappresenta.
Insomma, la prossima volta che vedi un “bleàa” in un fumetto, non sorridere solo per la scena… sorridi perché quel piccolo suono racconta un mondo intero con soltanto quattro lettere. È poesia disegnata, pura espressione dell’istante.
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