La tassazione per i frontalieri: come funziona in Svizzera e in Italia

Ogni anno, migliaia di lavoratori italiani si spostano oltreconfine per lavorare in Svizzera, soprattutto nei cantoni limitrofi come il Canton Ticino. Questi frontalieri, specialmente quelli che abitano entro i 20 chilometri dal confine, seguono un regime fiscale specifico che tiene conto delle tasse pagate in entrambi i paesi.

In Svizzera, ai frontalieri viene trattenuta un’imposta alla fonte direttamente dallo stipendio. Questa tassazione, pur essendo calcolata secondo le aliquote svizzere, è ridotta al 50% per i residenti in Italia. Facciamo un esempio: su uno stipendio ipotetico di 100.000 euro, con un’aliquota svizzera del 15%, l’imposta lorda sarebbe di 15.000 euro. Tuttavia, grazie alla convenzione bilaterale, si applica un coefficiente riduttivo (in questo caso 80%) e quindi l’imposta effettivamente trattenuta scende a circa 12.000 euro.

Una volta rientrati in Italia, i frontalieri devono dichiarare i redditi percepiti all’estero, ma con un importante vantaggio: godono di una franchigia di 75.000 euro (aggiornata negli anni, ma nel 2023 era già in crescita rispetto ai precedenti limiti). Questo significa che solo la parte eccedente – nell’esempio, 25.000 euro su un reddito di 100.000 – è soggetta all’IRPEF italiana, calcolata sugli scaglioni ordinari.

Inoltre, grazie alle convenzioni fiscali tra Italia e Svizzera, è possibile evitare la doppia imposizione: le tasse già pagate in Svizzera possono essere portate in detrazione in Italia. Il risultato è un sistema complesso, ma pensato per non penalizzare eccessivamente chi lavora da una parte e vive dall’altra del confine.

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