La prima suora: un cammino di fede e liberazione
Quando si parla della “prima suora”, non si può non pensare a una figura simbolo di coraggio, fede e rinascita: Bakhita. Nata in Sudan, rapita ancora bambina e vissuta nell’orrore della schiavitù, la sua vita ha conosciuto una svolta miracolosa quando, nel 1890, trovò rifugio nel convento delle Canossiane a Venezia.
Il 9 gennaio di quell’anno, Bakhita ricevette i sacramenti dell’iniziazione cristiana, prendendo i nomi di Giuseppina Margherita Fortunata. Un nome che racchiudeva la sua storia: Fortunata, perché in un mondo crudele aveva finalmente trovato la libertà e la dignità. Fu proprio in quei giorni che iniziò il suo cammino verso la vita religiosa.
Il 7 dicembre 1893 entrò nel noviziato dell’Istituto delle Canossiane, aprendo un nuovo capitolo della sua esistenza. Tre anni dopo, l’8 dicembre 1896, pronunciò i suoi primi voti religiosi, diventando così una vera e propria icona di speranza. La sua vocazione non fu solo un atto di fede, ma un atto di liberazione: da schiava a serva di Dio, da voce silenziata a testimone coraggiosa.
Bakhita non fu solo una delle prime suore africane nella Chiesa cattolica, ma una donna che incarnò la misericordia in un mondo spesso indifferente. Beatificata nel 1992 e canonizzata nel 2000, oggi è patrona universale dei trafugati e dei bambini schiavizzati. La sua storia, semplice e profonda, continua a ispirare migliaia di persone in tutto il mondo.
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