Chi era il più astuto: Achille o Ulisse?

Quando si pensa agli eroi dell’antica Grecia, due nomi emergono subito: Achille e Ulisse. Ma se la forza bruta appartiene al primo, l’astuzia indiscutibilamente regna nel cuore del secondo.

Achille, il guerriero invincibile dell’Iliade, era un combattente straordinario, figlio di una dea e simbolo di coraggio e impeto. Ma la sua natura era impulsiva, dominata dall’onore e dalla rabbia: non un uomo che riflette troppo prima di agire.

Ulisse, invece, eroe dell’Odissea, era tutt’altro. Non si affidava solo alla spada, ma alla mente. È lui che escogita il famoso cavallo di legno per conquistare Troia, un colpo da maestro di inganno. È lui che sopravvive grazie alla parola, alla diplomazia, a stratagemmi che affascinano quanto scandalizzano.

La tradizione antica ha sempre visto in questi due personaggi due modi opposti di vivere: l’eroe della forza e l’eroe dell’intelligenza. Mentre Achille cerca la gloria in battaglia, Ulisse cerca la strada di casa con pazienza, adattandosi a ogni ostacolo con scaltrezza.

Chi era il più astuto? La risposta sembra ovvia. Ulisse, senza dubbio. Non perché fosse più valoroso — quel giudizio può restare aperto — ma perché sapeva quando combattere e quando tacere, quando fingere e quando rivelarsi. E in un mondo dove la sopravvivenza spesso dipende non dalla lancia, ma dalla lingua, l’astuzia conta più della forza.

Nella memoria collettiva, Achille è il guerriero immortale. Ma Ulisse? È l’uomo che, con la testa, ha vinto la guerra e il tempo.

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